Stile di vita.

Sport.

L’attività fisica: un vero “salvavita” nel post trapianto.
Lo sport è un toccasana. Anche dopo il trapianto, le abitudini dinamiche non vanno modificate; anzi, il movimento deve essere una regolare e costante abitudine della quotidianità, se possibile incrementando il tempo dedicato ogni giorno all’attività con degli esercizi calibrati, o meglio su misura. Dunque niente allenamenti, preparazioni o schemi fai-da-te: il programma di attività fisica, con esercizi di tipo aerobico e di intensità lieve o medio-elevata, qualora esistano le condizioni per praticarla, deve essere opportunamente pianificato dal Centro Trapianti in collaborazione con un Centro di Medicina dello Sport qualificato.

Sessione tipo secondo le raccomandazioni dell’organizzazione mondiale della sanità.*
Adatta ad un paziente che ha subito un trapianto di organo solido.**

Cyclette
Camminata
Tonificazione

* World Health Organization, “Global recomandations on physical activity for health”. WHO Library Cataloguing-in-Publication Data, WHO 2010.
** Da stabilire con il tuo medico dello sport e adattare alle tue condizioni di salute.

Il programma dell’attività fisica, funzionale alle condizioni di salute del paziente e all’obiettivo da raggiungere, secondo una scheda tipo come suggerisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), potrà essere eseguito in una palestra abilitata in prossimità del domicilio, a cui indirizzerà il Centro Trapianti, oppure in autonomia. Per trarre il massimo beneficio dall’attività fisica, occorrerà eseguire costantemente la pratica per almeno un anno, tutti i giorni per un minimo di 30 minuti.

La brochure “Il migliore esercizio per la tua salute post-trapianto” è una valida guida che, attraverso risposte a domande chiave e testimonianze reali, spiega perché e come praticare l’attività fisica.

La piramide dell’attività fisica per il trapiantato: cosa fare e non fare.
La comunicazione si giova spesso di schematizzazioni grafiche, di cui la piramide è un esempio esplicito e ampiamente utilizzato in vari ambiti, a partire da quello alimentare. La forma triangolare, infatti, ben si presta a visualizzare in maniera impattante quali sono i comportamenti da ripetere o mantenere il più possibile e quali abitudini, invece, sono meno salutari e pertanto da limitare. Il messaggio diventa così immediato: man mano che si sale dalla base all’apice della piramide significa che bisogna ridurre progressivamente la frequenza di una determinata pratica. Questo si applica anche all’attività fisica. Tra le numerose piramidi del vivere sano, esiste infatti anche quella dedicata al movimento negli individui che hanno ricevuto un trapianto d’organo solido.

La piramide dell'attività fisica per il trapiantato Alla base troviamo le attività aerobiche, facili e alla portata di tutti come camminare e salire le scale, ‘fondamenta’ essenziali per ri-acquisire qualità di vita e ri-avvicinarsi quanto più possibile alla normalità, senza eccessivi limiti se non quelli imposti dalla problematica di interesse. Più la piramide si restringe, più attenzione va prestata al tipo di attività svolta: sono concessi sport che favoriscono il coordinamento come nuoto, bicicletta, tennis, passeggiate in montagna e ballo; più cautela va prestata agli sport pesanti come sollevamento pesi o altre attività che richiedono un eccessivo dispendio fisico e energetico (da praticare soltanto su consiglio medico). All’apice si colloca il comportamento in assoluto più dannoso per la salute: la sedentarietà. Stare il meno possibile seduti in poltrona è insomma la raccomandazione degli esperti, valida per l’intera popolazione. In definitiva possiamo affermare che il movimento fa sempre bene: l’importante è non eccedere, rispettare i propri limiti e sottoporre al proprio medico di riferimento qualsiasi elemento sospetto o interrogativo.

Le attività fisiche alternative alla palestra.
Fare movimento non significa dover recarsi a tutti i costi in palestra. È sufficiente acquisire abitudini attive nella routine quotidiana, riducendo per esempio l’utilizzo dell’ascensore a favore delle scale, facendo una passeggiata di 30 minuti almeno 2-3 volte la settimana a cui aggiungere, in accordo con il proprio medico di fiducia, qualche esercizio un po’ più impegnativo come jogging, salto della corda, pedalata in bicicletta o allenamento sulla cyclette a casa, sci di fondo in inverno e suo corrispettivo in estate. Non rinunciate, se vi è consentito, a tutte le attività di vostro gradimento, in quanto la prima regola d’oro per ottenere i migliori benefici ed essere costanti nella pratica fisica è scegliere ciò che piace, trasformando quello che potrebbe essere un hobby in una terapia, a tutti gli effetti, del post-trapianto. Nella propria abitazione, dunque, si possono praticare numerose attività, magari davanti alla televisione o con un gradevole sottofondo musicale. L’aspetto essenziale, da tenere sempre presente, è che l’attività fisica non deve trasformarsi in un’ossessione, ma deve rappresentare un momento della giornata dedicato al rilassamento e alla riscoperta del proprio corpo, cimentandosi in esercizi di complessità e impegno crescenti, utili a stimolare non soltanto il dispendio energetico ma anche il coordinamento muscolare e i riflessi.

I benefici dopo 12 mesi dalla ripresa dell’attività.
Fare movimento è vantaggioso: si traduce in un guadagno di salute e contribuisce a contrastare l’aumento di peso e dei livelli di colesterolo, primi effetti collaterali di numerose terapie, a partire da quelle immunosoppressive. Il controllo di questi due parametri riduce il rischio associato di malattie cardiovascolari, come infarto e ictus, e/o croniche tra cui il diabete. I risultati vantaggiosi della pratica fisica sono misurabili già dopo 12 mesi con un impatto favorevole sull’intero organismo, che acquista maggiore dimestichezza nei movimenti, rafforza la propria autostima e gode di un’influenza positiva del movimento sul tono dell’umore. Va inoltre ricordato che il movimento funge da efficace allenamento per il cuore, promuove una riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolarizzare e ottimizzare la respirazione.


Migliore percezione del tuo stato di salute (fisico, generale e mentale)

Miglioramento del funzionamento dell’organo

Aumento della forza di gambe e braccia

Diminuzione dei livelli di colesterolo

Aumento della capacità polmonare

Aumento della densità ossea

Diminuzione del grasso corporeo

Diminuzione dei processi infiammatori causa di problemi vascolari

L'alimentazione.

L’importanza di mangiare buono e sano.
L’alimentazione è finalizzata a due obiettivi principali. Innanzitutto, deve apportare energia e componenti utili all’organismo, i cosiddetti nutrienti, che sono distinti in relazione alla presenza e dunque al fabbisogno in macronutrienti (proteine, grassi e zuccheri) e micronutrienti (sali minerali, vitamine e oligoelementi). La seconda finalità è, giustamente, quella di soddisfare anche il palato, anche se spesso le pietanze più accattivanti e succulente purtroppo non corrispondono alle ricette più salutari. Si tratta, quindi, di una questione non solo di quantità ma anche di qualità. Se nei secoli scorsi l’approvvigionamento di cibo rappresentava un problema serio e diffuso – basti pensare alle varie sindromi carenziali come la pellagra e il beriberi, a cui i trattati di medicina del XIX secolo riservavano notevole spazio – oggi, nei paesi industrializzati, la preoccupazione è esattamente opposta: l’eccessivo consumo alimentare, che si traduce in sovrappeso, obesità e, paradossalmente, in potenziale deficit di alcuni componenti, perché magari non introdotti a sufficienza con una dieta sbilanciata. Per chi è candidato a un trapianto o è reduce dall’intervento l’attenzione da riservare all’alimentazione deve essere ancora più importante in quanto il buon funzionamento dell’organismo e del sistema immunitario presuppone un apporto completo e bilanciato di tutti i nutrienti. L’alimentazione, in ogni caso, non si può ridurre a uno schema dietetico ripetitivo e magari anche poco gradito. Deve essere variata e appagante, ossia venire incontro alle preferenze di ciascuno, ma al tempo stesso si deve integrare con lo stile di vita: i pasti devono essere il più possibile regolari nel corso della giornata e rispettosi della ripartizione dell’apporto energetico suggerito (15-20% delle calorie con la prima colazione, 40% a pranzo, 39% a cena e frazione restante suddivisa tra uno spuntino a metà mattina e metà pomeriggio). Seguendo questo regime, di cui la dieta mediterranea è un valido modello, si mantiene l’organismo nella forma migliore. Va da sé, a livello di consigli generali, che è bene privilegiare frutta e verdura, bere adeguatamente (1,5-2 litri di acqua al giorno) e limitare grassi saturi, zuccheri semplici, carni lavorate e prodotti elaborati e confezionati, preferendo invece materie prime fresche e di certa provenienza.

Come aiutare il fegato.
Il fegato è una centrale metabolica che lavora incessantemente, elaborando sostanze di origine alimentare e farmaci. Soltanto quando la sua funzione risulta in buona parte compromessa subentrano i primi segnali di sofferenza, che si traducono, tra i vari effetti, in una riduzione della produzione di proteine, a partire dall’albumina, e fattori della coagulazione, aumento della bilirubina circolante, responsabile di ittero, e disturbi digestivi. Per aiutare il fegato innanzitutto si dovrebbero evitare:

  • alimenti ricchi di grassi saturi, come salsicce, insaccati burro e formaggi

  • zuccheri semplici e cibi raffinati - come bevande zuccherate, dolci, riso bianco, prodotti da forno, farine raffinate

  • fritture

  • alcol, caffè e cioccolato

Fondamentale è un buon apporto di acqua (1,5-2 litri al giorno), utile anche a stimolare la funzione del rene, la cui funzione viene spesso intaccata quando il fegato entra in sofferenza. È poi consigliabile evitare pasti abbondanti, seguire ricette semplici e limitare il tempo di cottura degli alimenti.

Come aiutare il rene.
Anche il rene, come il fegato, è un organo che “soffre in silenzio”, nel senso che quando emerge un calo della sua funzione si tratta già di una compromissione avanzata e purtroppo irreversibile. Per una corretta terapia dietetico-nutrizionale le linee guida della Società Italiana di Nefrologia (SIN), suggeriscono a chi soffre di insufficienza renale cronica:

  • ridurre l’assunzione di proteine (non oltre 0,7 g al giorno per kg di peso corporeo ideale) e di fosforo. In casi particolari vengono consigliate specifiche linee di alimenti iproproteici

  • limitare l’introito di potassio e sodio (sale da cucina): non più di 2 g di sale al giorno (aggiunto ai pasti)

  • assumere ogni giorno la giusta quantità di calorie, per le quali potrebbe essere utile l’assunzione di integratori specifici opportunamente suggeriti dal medico.

Igiene alimentare: consigli generali.
Il termine “igiene” indica in generale un comportamento (o una serie di precauzioni) utile a mantenere lo stato di salute. Naturalmente il primo concetto a cui si associa è quello microbiologico: gli alimenti devono essere sicuri e non veicolo di agenti patogeni: le uova, per esempio, possono essere veicolo di Salmonelle, e i latticini di infezioni ancora più serie. L’industria e le normative assicurano oggi standard elevati, ma è sempre bene non abbassare mai la guardia e soprattutto preoccuparsi della corretta conservazione dei cibi. Particolare attenzione, poi, va riservata in caso di viaggi in paesi caratterizzati da elevata diffusione locale di infezioni specifiche (per esempio da virus dell’epatite B, da virus e parassiti gastrointestinali), nei quali anche l’acqua può essere contaminata.

La quotidianità.

Nel periodo del post-trapianto sono richieste alcune accortezze nella propria vita quotidiana, soprattutto per quanto riguarda:

  • La gestione della ferita chirurgica.
    Va mantenuta sempre pulita, utilizzando un sapone antisettico. In caso di variazioni, come arrossamento, gonfiore, fuoriuscita di liquidi o di altro materiale, è necessario avvertire immediatamente il Centro Trapianti o il medico di riferimento.
  • L’igiene personale.
    Deve essere molto accurata e ripetuta anche più volte al giorno per limitare il rischio di infezioni, con particolare attenzione al lavaggio delle mani e allo spazzolamento delle unghie, all’igiene intima e del cavo orale. Per la cura del corpo è opportuno utilizzare detergenti delicati o specifici, in caso di comparsa di possibili brufoli sul viso successivi alla terapia cortisonica, e creme idratanti mentre per i capelli sono indicati shampoo fortificanti per contrastare la fragilità associata alle terapie in atto.
  • La ripresa del lavoro.
    Superato il periodo di maggiore immunosoppressione (primi mesi dopo il trapianto), è possibile riprendere l’attività lavorativa. In caso di attività a contatto con il pubblico, è opportuno valutare con il medico di riferimento eventuali misure da adottare per limitare il potenziale rischio di infezione.
  • L’esposizione al sole.
    Nella stagione estiva è bene evitare le ore più calde (dalle 11 alle 16), indossare cappello, occhiali protettivi, e una crema con filtro solare adatto al proprio fototipo: sono le buone regole per proteggersi da eritemi, scottature e dal rischio di tumori della cute, più elevato negli individui che sono stati sottoposti a trapianto.
  • Tempo libero.
    Sono sconsigliati lunghi viaggi e permanenze fuori casa nei primi mesi dopo il trapianto, soprattutto in Paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie o che richiedono specifiche profilassi vaccinali. La raccomandazione, qualora il viaggio sia strettamente necessario, è di parlarne con il medico di fiducia per l’eventuale rimodulazione delle terapie e le misure di sicurezza da adottare. Sono consentiti durante la villeggiatura in paesi europei bagni in mare e in piscina, mentre sono sconsigliate aree termali, idromassaggi, se non controllate, e in generale iniziative o pratiche come sottoporsi a piercing e tatuaggi, camminate a piedi nudi all’aperto (onde evitare possibili microlesioni a rischio di infezione), fumo attivo e passivo che aumenta il rischio di infezioni batteriche, e uso di sostanze.
Aderenza alla terapia >